Chi era in Aula sa perfettamente come è andata la questione del rinnovo del contratto del pubblico impiego.
A maggio – pur essendoci una manovra di assestamento da lì a due mesi – è passata una in Consiglio provinciale una legge di variazione di bilancio. Tra le misure c’era uno stanziamento di 35,6 milioni per una tantum da destinare ai dipendenti pubblici. Nessuno sostiene che con l’aumento del costo della vita non si sia fatto bene a prevederla, ci mancherebbe. Quello che sono sospetti sono i tempi: legiferare su quella misura a maggio e non a luglio, ha dato il tempo per far arrivare i soldi nelle tasche dei dipendenti pubblici giusto giusto il mese prima del voto.
L’ennesima trovata elettoralistica, che segue quella escogitata prima delle elezioni politiche dello scorso anno, quando il cedolino dello stipendio di APSS con conteggiati gli arretrati arrivò – per la prima volta in assoluto – con due giorni di anticipo rispetto alla scadenza ordinaria, perchè altrimenti lo si sarebbe visto a elezioni concluse: un bello spot elettorale utilizzando un’Azienda pubblica per scopi di parte.
Il problema vero è che quella che sta per arrivare in busta paga dei dipendenti pubblici è appunto una tantum e non un aumento strutturale. I soliti bonus, tanto cari a questa Giunta. Sul vero rinnovo del contratto non si è fatto sinora nulla, se non siglare un protocollo senza poi darvi attuazione.
D’altronde le risorse da destinare al rinnovo contrattuale previsto in assestamento sono lì solo nominalmente, giusto per dire che le si è previste, perché per la copertura la legge di assestamento prevede che debbano arrivare risorse statali che vanno allocate con successivi provvedimenti legislativi (art 10, comma 3 della legge di assestamento, vedi sotto). Quindi ormai si tratta della prossima consiliatura.
L’ennesimo bluff di Fugatti e Spinelli, che prendono in giro i dipendenti pubblici, dei quali in fondo sono “semplicemente” i datori di lavoro, promettendo rinnovi solo perchè arriva la campagna elettorale. Intanto il potere di acquisto delle famiglie è stato eroso dall’inflazione e l’impiego pubblico è sempre meno attrattivo. Con buona pace dei servizi per i cittadini, dalla sanità, alla scuola passando per gli uffici della pubblica amministrazione, sempre più in difficoltà.
3. Dopo il comma 6 dell’articolo 12 della legge provinciale n. 22 del 2021 è inserito il seguente:
“6 bis. Per il rinnovo dei contratti collettivi provinciali di lavoro 2022-2024 del personale degli enti a cui si applica la contrattazione collettiva provinciale in base all’articolo 54 della legge sul personale della Provincia 1997, nonché per il personale delle scuole dell’infanzia equiparate e dei centri di formazione professionale, la Provincia destina, con successivi provvedimenti legislativi, le somme assegnate alla medesima con disposizione legislativa statale che non hanno destinazione vincolata e ulteriori somme, fino a concorrenza delle risorse individuate con l’obiettivo di dare attuazione al Protocollo d’intesa per il rinnovo dei contratti collettivi di lavoro 2022-2024 del personale del sistema pubblico provinciale, sottoscritto in data 18 luglio 2023. Nelle more dell’adozione di ulteriori provvedimenti legislativi, la Provincia destina all’incremento delle retribuzioni del personale considerato da questo comma un importo complessivo pari a 15 milioni di euro nel 2023 e a 5 milioni di euro a decorrere dal 2024.”
Pubblicato su l’Adige il 21 settembre 2023.



