PAOLO ZANELLA

la Politica per il bene comune

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elezioni provinciali del 22 ottobre 2023

ALLARME DIMISSIONI APSS: ORA PURE I/LE CAPO SALA

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Mentre l’APSS pensa di risolvere il problema annoso della carenza di divise perquisendo gli armadietti dei dipendenti, invece di rendere disponibili in numero sufficiente per il cambio giornaliero, peggiorando ulteriormente il clima lavorativo, giungono notizie sempre più allarmanti sulla tenuta del sistema.

Finora infatti abbiamo assistito al licenziamento di medici, infermieri e altri professionisti direttamente impiegati nell’assistenza. Segnana ha sempre banalizzato, spacciando per stabili le dimissioni volontarie quando passavano dallo 0,8% del 2021 al 1,5% del 2022: il doppio. Evidentemente (anche) la matematica non è il suo forte. Fatto sta che ora iniziano a licenziare anche i coordinatori infermieristici (quelli che una volta si chiamavano capo sala), segnale davvero preoccupante, visto che rappresentano un po’ il perno attorno al quale ruota tutta l’attività di reparto. Licenziamenti che paiono legati alla frustrazione di non riuscire a dare risposte, quantomeno non di qualità, all’utenza e ai professionisti che si coordinano. 

Per i coordinatori infermieristici negli ultimi anni il lavoro è diventato sempre più gravoso e, purtroppo, demotivante. Prima interfaccia dei reparti per tutte le figure che ruotano nei reparti (pazienti, parenti, personali, figure amministrative e tecniche), devono gestire organizzazioni sempre più complesse, spesso senza le risorse umane necessarie. Dovrebbero e vorrebbero avere al centro del loro agire il presidio della qualità e degli esiti dell’assistenza, la formazione e la crescita del personale e il benessere organizzativo, mentre si ritrovano fagocitati da competenze, certamente importanti, ma laterali rispetto alla mission della propria professione: turni con poco personale e mille variabili che è difficile far tornare, gestione di conflitti accentuati dal carico di lavoro del poco personale, attività burocratiche ipertrofiche, rapporti coi servizi interni e subappaltati sempre più complesse. Con quale entusiasmo possono lavorare, quando vorrebbero sentirsi parte costruttiva dell’organizzazione aziendale e perno di quella dell’unità operativa, mentre alla fine si sentono meri burocrati e faticano a vedere gli esiti sull’organizzazione e quindi sui pazienti del loro lavoro?!

I coordinatori necessitano di essere supportati in molte attività burocratico-amministrative da professionalità amministrative, che a differenza di quelle sanitarie ci sono. Anche i Servizi delle professioni sanitarie possono fare poco a supporto, se la Direzione generale e l’Assessorato alla salute non si decidono a dettare una traiettoria riorganizzativa diversa e ad adeguare gli organici. Se non si cambia rotta i coordinatori infermieristici non reggeranno – così come gli altri professionisti sanitari – lo stress e il carico di responsabilità e frustrazione. Se cedono i coordinatori dei reparti e del territorio è un attimo che frena l’intero sistema. Va invertita la rotta perché siamo già in ritardo. 

Pubblicato su l’Adige il 18 settembre 2023.

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