Quando ho appreso che il Tribunale dei minori di Trento ha riconosciuto in tempi record la stepchild adoption di un bambino nato con GPA in Canada e il cui padre biologico è gravemente malato, non sapevo di conoscere quel padre. Ne conoscevo gli altri travagli, quelli per i quali si batte assieme a suo marito da anni a difesa dei diritti di loro figlio e della loro famiglia. Ecco che oggi capisco ancora di più la forza che ci mette quotidianamente in questa battaglia contro uno Stato incivile.
Il figlio di una famiglia omogenitoriale nel nostro ordinamento ha meno diritti degli altri perché non viene riconosciuto all’anagrafe come figlio di due papà e rischierebbe paradossalmente di diventare adottabile se il padre biologico venisse a mancare, in barba al profondo legame affettivo creato con il genitore sociale.
Questa volta con il Tribunale è andata bene, ma quanti sono i casi di genitori che si separano e il bambino viene strappato (non sempre per fortuna…) dal legame affettivo con l’altro genitore?! E le possibilità che il genitore biologico muoia improvvisamente e che quello intenzionale diventi un signor nessuno?
Spesso sentiamo – anche da parte della Giustizia, purtroppo – che per il riconoscimento del genitore sociale esiste la via dei Tribunali – appunto con la stepchild adoption – e quindi si intima lo stop a quei sindaci che avevano intrapreso l’iniziativa virtuosa di supplire al vuoto normativo, nell’interesse superiore del minore.
Ma la stepchild adoption è una roulette dei Tribunali! Se non si ha la fortuna di trovare la competenza e l’applicazione puntuale del diritto a tutela del minore, come si difende il suo preminente interesse?! Senza contare che i tempi del riconoscimento, quando avviene, non sono sempre brevi.
Quando nel 2016 ero seduto fuori dal Senato, a protestare perché le unioni civili – per quanto siano state un passo avanti – stavano diventando legge sulla pelle dei bambini, espungendo dal testo l’adozione coparentale automatica, sapevamo che sarebbe finita così. Dopo sette anni quei bambini ancora non vedono riconosciuti i loro diritti e questa maggioranza punisce i più piccoli solo per punire i genitori perché omofoba e reazionaria. Lo abbiamo visto sulla GPA assurta a reato universale. Lo vediamo ancora di più sullo stop alle trascrizioni e sul sollecito alle Procure a muoversi contro le coppie di mamme già riconosciute come tali da anni.
Qualcosa di indegno per un Paese civile. Le forze di opposizione in Parlamento è bene che su questo si mobilitino in fretta. Bimbini e bambine sono tutti uguali, indipendentemente da come sono venuti al mondo e dal genere dei genitori!
Oggi festeggiamo, ma è una vittoria amara, che sancisce di fatto una discriminazione tra famiglie. Continuiamo a sostenerle e batterci per il riconoscimento di tutte le famiglie e la tutela di tuttɜ ɜ bambinɜ.
Grazie a Giuseppe e alla sua famiglia, per i quali il privato è necessariamente diventato politico a difesa di tutte le famiglie arcobaleno.
In bocca al lupo Giuseppe, per tutto!
Pubblicato su il T quotidiano il 6 settembre 2023.



