PAOLO ZANELLA

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elezioni provinciali del 22 ottobre 2023

MELONI, IDOLATRA DEL CONFINE CHE ESCLUDE

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In un momento storico in cui le disuguaglianze socio-economiche stanno aumentando e le libertà individuali rischiano di essere compresse, è quanto mai necessario tenere assieme le battaglie per i diritti sociali e quelle per i diritti civili. Condizioni materiali e libertà individuali sono intrecciate inestricabilmente, necessarie entrambe, insufficienti se realizzate singolarmente. Contrastare le discriminazioni, ad esempio, richiede di adottare un approccio intersezionale, che contempli – oltre al genere, l’identità sessuale, l’etnia, la (dis)abilità,… – anche la povertà e la marginalità tra i fattori che si sommano nel determinare discriminazione e oppressione. Spendersi – come ho cercato di fare in questi anni – per una sanità pubblica e accessibile, per il diritto alla casa, per il contrasto al lavoro povero e precario, significa anche creare quelle condizioni fattuali che consentano di godere a pieno dei diritti civili. In questa consiliatura i diritti di cittadini e cittadine sono stati spesso calpestati dalla Giunta e dalla maggioranza di destra. Quelli sociali con la privatizzazione strisciante della sanità, l’assenza di politiche abitative adeguate al mutato contesto socio-economico, l’inerzia di fronte alla perdita di potere d’acquisto dei salari, l’esclusione delle persone migranti da un’accoglienza dignitosa e poi dall’accesso alla casa e alle provvidenze sociali. Quelli civili con gli attacchi politici alle famiglie omogenitoriali e alle persone trans, con la proposta di Fratelli d’Italia contro (e non certo per) la libertà educativa, per vietare di parlare di identità di genere nelle scuole, marginalizzando e invisibilizzando ragazzi e ragazze con un’identità di genere non conforme. E ora si torna a parlare anche in Trentino di Centri di permanenza per i rimpatri, buchi neri dei diritti umani, in un Paese e in un territorio che avrebbero tutte le ragioni e le potenzialità per includere anche chi si è visto respingere la richiesta di protezione internazionale, stante la glaciazione demografica in atto.

A livello nazionale la situazione è ancora più tragica. Dopo l’abolizione del reddito di cittadinanza e l’avvio di politiche fiscali nel segno dell’iniquità (altro che destra sociale…), la premier si dimostra sempre più una “idolatra del confine”. Confine che protegge la nazione, fatto di respingimenti e di accordi con dittatori. Confine che in fondo è ciò di cui parla, quando da Orban dice di voler difendere Dio e l’identità. Il Dio-confine che esclude, non certo il Dio della cristianità. Il confine che esclude chi ha avuto la sfortuna di nascere in un luogo di miseria, di guerra, di carestia. Il confine della sovranità alimentare che ci difende dall’invasione delle cavallette. Il confine che delimita le aree di marginalità, da invadere con l’esercito, invece che popolare di educatori e presidi sociali. Il confine che divide ciò che è conforme all’identità sessuale di maggioranza da ciò che è devianza, ciò che è famiglia da ciò che non lo è. L’abbiamo sentita, la vera Meloni, donna-madre-cristiana, urlarlo a gran voce nel suo intervento in Spagna da Vox.

E gli attacchi alle famiglie che stanno oltre il confine dell’eterogenitorialità sono all’ordine del giorno. L’ultimo pochi giorni fa, con la proposta emendativa al nuovo contratto di servizio RAI che impone di promuovere in tv un solo un modello di famiglia. In primavera l’attacco, tramite i Prefetti, ai figli delle famiglie arcobaleno, che si vedono negato il riconoscimento del genitore sociale, e in alcuni casi, ove già riconosciuto da anni, se lo vedono cancellato per intervento della magistratura. Una violenza di Stato, che si aggiunge a quell’abominio giuridico che è la legge per rendere reato universale la gestazione per altri (che riguarda anche – in una percentuale minoritaria di casi – i papà arcobaleno), già passata alla Camera.

Era il 2016 quando, fuori da Palazzo Madama, denunciavamo che l’esclusione del riconoscimento dei figli dalla legge sulle unioni civili avrebbe reso difficile la vita delle famiglie arcobaleno, soprattutto materiale. Cosa che con questo Governo si sta avverando, visto che i figli della Patria vanno bene solo se provengono dalla sacra unione di un uomo e una donna, possibilmente con geni italici. Sia mai che ci si avvii verso la sostituzione etnica.

L’avversione della destra contro le famiglie omogenitoriali si basa su una strumentalizzazione omofobica del pensiero comune che ritiene che un figlio debba necessariamente avere una madre e un padre. Un falso ideologico: ci sono oltre quattro decenni di studi osservazionali a dimostrare che bambini cresciuti da genitori dello stesso sesso hanno uno sviluppo psico-sociale, comportamentale ed emotivo sovrapponibile a quello dei figli di famiglie eterogenitoriali. Nonostante ciò, l’omofobia istituzionale, un paternalismo di matrice patriarcale, un pensiero che vede prevalere i legami di sangue su quelli elettivi presentano un ostacolo che impedisce di affrontare un dibattito serio sia sulle adozioni a single e coppie omosessuali, che sulla gestazione per altri, questioni sulle quali sarebbe invece necessario confrontarsi e capire come regolamentare e tutelare tutte le persone in gioco, piuttosto che ancorarsi a posizioni ideologiche preconcette.

Posizionamenti che molto hanno a che vedere con quel confine che esclude e che in questo caso preclude l’avanzamento dei diritti civili, con profonde ripercussioni sulla vita materiale dei figli. Il rischio è che con la presidente-Meloni-idolatra-del-confine e con Fugatti-prima-i-trentini si continuino ad alzare muri su questo come su tanti altri fronti, a partire da quello delle persone migranti. Invece del confine, del limes che esclude l’alterità e che che divide ciò che è conforme da ciò che non lo è, servirebbe ragionare in termini di limen, di soglia che favorisce l’incontro, l’inclusione delle differenze che abitano il mondo e che lo arricchiscono. In un mondo sull’orlo del baratro non ci si salva da soli chiudendosi a riccio, ma aprendosi, confrontandosi e cooperando. La strada è l’Europa (e il mondo) solidale dei popoli, non di certo l’internazionale sovranista.

Pubblicato su il T quotidiano l’8 ottobre 2023

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