PAOLO ZANELLA

la Politica per il bene comune

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elezioni provinciali del 22 ottobre 2023

SERVE UN PIANO PROVINCIALE PER LA CASA

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Tra le priorità dell’agenda politica delle prossime elezioni provinciali deve trovare spazio il diritto alla casa, tassello fondamentale nel contrasto alle crescenti disuguaglianze. La casa è un bene primario, senza il quale vengono meno le condizioni per una vita dignitosa e quindi per il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione all’organizzazione politica, economica e sociale, come previsto dal secondo comma dell’articolo 3 della nostra Costituzione. Il diritto all’abitare è sancito dall’articolo 25 della Dichiarazione universale dei diritti umani: ogni individuo ha diritto ad un tenore di vita sufficiente a garantire la salute e il benessere proprio e della sua famiglia, con particolare riguardo […] all’abitazione. Negli ultimi anni l’accesso alla casa sta diventando problematico per fasce di popolazione sempre più ampie: non solo persone con basso reddito, ma anche il ceto medio, famiglie con figli, single, studenti, persone di origine straniera. Sono almeno tre le cause che hanno contribuito a peggiorare la situazione, facendo esplodere quella che – ancora una volta – viene definita come “emergenza casa”, quando in realtà ha tutti i connotati di un problema strutturale.

Innanzitutto il disinvestimento nell’edilizia popolare degli ultimi decenni: in mezzo secolo la quota di risorse del bilancio provinciale destinate alla casa ha subito importantissimi tagli. I risultati si vedono: il patrimonio immobiliare pubblico è vetusto; negli ultimi decenni vi sono state poche edificazioni; durante l’ultima consiliatura ITEA non è stata al passo con le riqualificazione di alloggi di risulta (se ne sono cumulati oltre il 10% da riqualificare, quando un tempo erano la metà).

Sul libero mercato è un’impresa trovare alloggi: affitti e costo delle abitazioni, tra inflazione e tassi di interesse, hanno raggiunto livelli proibitivi, specie nei comuni a più alta tensione abitativa. Il mercato delle locazioni ha visto lievitare i prezzi soprattutto a causa dell’esplosione degli affitti brevi, diventati fenomeno globale nelle città e nelle località turistiche, anche grazie alle piattaforme di sharing economy, che poi tanto sharing non è. La maggior remuneratività degli affitti brevi sta erodendo il mercato delle locazioni residenziali, portando a nuovi fenomeni di gentrificazione dei centri storici. La difficoltà ad accedere alla casa, prima ancora che al prezzo, è legata a una vera e propria indisponibilità di alloggi destinati ad affitti residenziali, alla quale contribuisce anche il patrimonio sfitto non immesso sul mercato (solo a Trento si stimano oltre 10.000 alloggi sfitti).

A ciò si aggiunge la perdita del potere d’acquisto delle famiglie, causata dall’inflazione che nel nostro territorio ha colpito più che altrove, erodendo stipendi già tra i più bassi del nord Italia, a fronte di un costo della vita che è tra i più alti del Paese. Inflazione che ha colpito di più le fasce più deboli della popolazione, proprio quelle in difficoltà nell’accesso alla casa. I dati diffusi dalla UIL parlano di una media del 25,9% del budget familiare destinato all’affitto in Trentino (il 4,8% in più che a livello nazionale), ma sappiamo che per chi ha lavori precari e poveri questa percentuale incide ancora di più.

Tutto ciò rende l’accesso alla casa un problema rilevante ed è urgente che la politica se ne faccia carico. Le misure emergenziali che come Futura abbiamo fatto approvare – fondi aggiuntivi per il contributo integrativo all’affitto sul libero mercato e blocco degli sfratti ITEA da qui a fine 2024 in determinate condizioni – sono solo misure tampone per far fronte alla crisi abitativa in atto e limitarne i danni, a partire dagli sfratti dall’edilizia pubblica che rischiano di mettere in strada e separare i nuclei familiari. Ciò che serve è però una revisione strutturale delle politiche della casa, un “Piano provinciale per la casa” che parta da un’analisi complessiva della situazione sul nostro territorio. Il Comitato provinciale sulla condizione abitativa, istituito a dicembre grazie a un nostro emendamento, avrebbe proprio questo compito di analisi, ma colpevolmente non è stato ancora convocato dall’assessora. In sostanza bisogna che il Pubblico torni a considerare le politiche per la casa una priorità, le costruisca in modo partecipato, con logiche di amministrazione condivisa, e poi agisca di conseguenza, sia con politiche dirette, che attraverso misure regolatorie.

La Provincia deve investire maggiori quote del bilancio nelle politiche abitative, a partire dall’edilizia pubblica: nuovi alloggi di qualità rigenerando l’esistente; efficientamento energetico del patrimonio edilizio pubblico; riqualificazione di un numero adeguato di alloggi di risulta ITEA (anche attraverso l’autorecupero, per interventi minori); finanziamento del fondo housing sociale; agevolazione ai giovani con lavoro precario e povero per l’acquisto prima casa. È necessario poi realizzare nuovi studentati e mettere in campo progetti più strutturati per l’abitare collaborativo, soprattutto intergenerazionale e interetnico. Sono necessari anche investimenti economici e di pensiero atti a superare il concetto distorto di “emergenza freddo”, per fornire un ventaglio di risposte alle persone senza dimora, dall’aumento dei posti in bassa soglia h24, a progetti strutturali di housing first per il reinserimento sociale.

Il Pubblico, oltre a un ruolo diretto nelle politiche abitative, deve giocare anche un ruolo regolatorio per garantire l’accesso alla casa. Si devono utilizzare tutte le leve a disposizione per facilitare le locazioni sul libero mercato. L’intervento più urgente in assoluto è sicuramente quello di contenere il numero di alloggi destinati ad affitti brevi nelle città e nelle valli turistiche, dove lavoratori e lavoratrici non trovano alloggi disponibili. È la Costituzione stessa, all’articolo 41, a dirci che l’iniziativa economica privata è sì libera, ma che non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale. Serve quindi agire attraverso la competenza urbanistica (o, laddove necessario, unendosi alle altre realtà che chiedono a livello nazionale una legge che limiti il fenomeno, facendo leva sulle competenze civilistiche) per dare potere ai Comuni a più alta tensione abitativa di stabilire una proporzione tra alloggi destinati a locazioni turistica e quelli per affitti residenziali. È poi necessario dare la possibilità agli enti locali di aumentare l’IMIS sugli alloggi sfitti per facilitarne l’immissione sul mercato, detassando invece gli alloggi affittati a canone concordato. Infine oggi serve garantire i proprietari, per favorire la messa a disposizione di case: istituire un fondo per le morosità incolpevoli e supportare le agenzie sociali per l’abitare (LocAzione ne è un primo esempio), realtà che cercano di far incontrare domanda e offerta, fornendo garanzie, ma anche attivando interventi culturali, specie nei casi di più forti resistenze (il razzismo nel mercato immobiliare è purtroppo all’ordine del giorno).

Un impegno importante, quindi, per invertire la rotta del disinvestiemnto nelle politiche abitative, rotta tracciata ormai da troppi anni e alla quale la Giunta di destra ha contribuito non curandosi di ITEA e derogando alla legge Gilmozzi sulle seconde case, cosa che non ha fatto certo bene per l’accesso all’abitare residenziale. Tornare ad occuparsi di casa significa ridare centralità alla vita delle persone, alle condizioni materiali che incidono necessariamente su quelle immateriali, sulla qualità delle esistenze e delle relazioni di chi abita il nostro territorio.

Pubblicato su il T quotidiano del 9 agosto 2023

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