PAOLO ZANELLA

la Politica per il bene comune

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elezioni provinciali del 22 ottobre 2023

IL RIFORMISMO RADICALE PER RILANCIARE L’AUTONOMIA

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I tempi eccezionali che viviamo richiedono alla Politica straordinarie capacità d’immaginazione, per provare a uscire da quegli schemi consolidati, che hanno prodotto i disastri ambientali e le profonde disuguaglianze che sono sotto gli occhi di tutti/e. Le sfide inedite dell’oggi necessitano di un cambio radicale del quadro di riferimento in cui muoversi – tanto a livello globale, quanto a livello locale – che superi l’idea di progresso illimitato e metta davvero al centro uno sviluppo equo e sostenibile.

Sono in atto cambiamenti epocali, dalla crisi climatica globale a quella demografica del Vecchio – in tutti i sensi – Continente, trascurati tanto a lungo che oggi presentano il conto. Anche la crisi pandemica e quella energetica sono evidenti manifestazioni di un modello di sviluppo insostenibile, ma vi è un’altra crisi sistemica, che rende complicato tracciare traiettorie originali per affrontare tutte le altre. La crisi di partecipazione, che si traduce nella scarsa rappresentanza dei corpi intermedi e soprattutto dei partiti, certificata dal crescente tasso di astensionismo alle elezioni che sta interessando un po’ tutte le democrazie liberali, che guardano sempre più al populismo sovranista e al leaderismo come risposta alle complessità dell’oggi.

In questo contesto il quadro nazionale è desolante, se si pensa che il più grande partito del centro sinistra, invece di affrontare alla radice le questioni nodali sopracitate, aprendosi a un confronto largo e rifondativo su valori, traiettorie e proposte, rischia di ridurre il congresso al solito confronto fra leadership. Serve, a mio parere, ragionare sul fallimento del “responsabilismo” a tutti i costi, del riformismo dei piccoli passi e dei compromessi al ribasso, per perseguire una strada nuova, quella del “riformismo radicale” –  un ossimoro di cui si sente assoluto bisogno – con una proposta politica chiara, condivisa, sfidante e appunto radicale, perché i mutamenti oggi in atto questo richiedono.

Se il neoliberismo sfrenato ha prodotto le disuguaglianze che oggi emergono in tutta la loro drammaticità, la proposta della sinistra di oggi non può che essere nel suo complesso spiccatamente ecosocialista, come qualcuno anche dentro il Partito Democratico propone. Se non si ragionerà a fondo su questo nel costruire un’alternativa chiara alla destra, non si risulterà credibili e in grado di curare questo “mondo ferito”, rimettendo al centro equità, giustizia climatica e inclusione.

Lo stesso vale a livello locale, dove l’Autonomia dovrebbe servire proprio ad affrontare meglio che altrove le sfide epocali di cui sopra, pur consapevoli che si tratta di sfide globali. Quando parliamo di una nuova fase dell’Autonomia credo ci si debba riferire proprio a questo, alla grande opportunità che l’autogoverno del nostro territorio ci offre di proporre soluzioni radicalmente inedite e innovative, come è avvenuto più volte in passato con risultati ragguardevoli in termine di crescita del territorio. Ora che siamo nel tempo della sostenibilità, tutti gli sforzi devono essere tesi a passare dalle enunciazioni di principio alle azioni concrete in questa direzione. Preservare l’acqua bene comune e garantirne il controllo pubblico; tutelare ecosistemi e biodiversità e fermare il consumo di suolo, difendendolo dal dissesto idrogeologico; garantire un lavoro dignitoso e la sostenibilità delle politiche pubbliche aumentando la popolazione attiva, in primis trattenendo i giovani e includendo le persone migranti; riformare il welfare secondo principi di appropriatezza e qualità della presa in carico, valorizzando la prevenzione; sostenere modelli partecipativi d’impresa e rilanciare i valori del modello cooperativo; spingere l’economia circolare e la filiera corta; contrastare tutte le disuguaglianze, valorizzando le diversità presenti sul territorio; investire nella scuola come palestra di pensiero critico e d’inclusione. Queste solo alcune delle sfide per la nostra Autonomia, per le quali servono proposte chiare e radicali.

Serve ripartire da qui, allargando il confronto con le comunità, anche alla luce delle fragilità che oggi caratterizzano i partiti. Servono leadership plurali (magari un ricambio generazionale e un freno ai personalismi) che sappiano guidare questi processi di cambiamento. Non basta una delega in bianco al/alla candidato/a Presidente. Solo così si potrà dare avvio a una campagna di popolo per conoscersi, confrontarsi, raccogliere e diffondere idee. Una campagna coalizionale – oggi nessun partito da solo.ha sufficienti forze organizzative per farlo – che parta dalla costruzione del programma e arrivi fino alle elezioni dell’autunno prossimo, che sappia riportare entusiasmo e quindi partecipazione. Da qui si dovrebbe partire pieni di voglia di (ri)costruire, mobilitandosi assieme alle comunità per trovare risposte originali in grado di affrontare le crisi in atto e ridare così senso e vitalità alla Politica e all’Autonomia, ma anche alle nostre esistenze sempre più sole, frenetiche e affaticate.

Pubblicato su il T quotidiano del 30 novembre 2023.

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